Gli ultimi intellettuali di New York

 
 
il simbolo del collettivo newyorchese
 
di Alberto Mucci
 
AMHERST – Sono giovani, sono di New York e sopratutto sembrano destinati a essere la prossime voce della critica letteraria americana. Il collettivo The New Inquiry, da movimento della controcultura newyorkese, in tempi sbalorditivi, é stato notato dal grande pubblico, richiamando l’attenzione e i complimenti di scrittori del calibro di Jonathan Lethem, autore conosciuto anche in Italia per “La Fortezza Della Solitudine”; di quotidiani come il New York Times, che ha definito il gruppo “una promessa” e di istituzioni letterarie come il National Books Critics Circle, che ha recensito il New Inquiry suggerendo di sfogliarlo “se si vuole conoscere in anticipo l’evoluzione della critica letteraria dei prossimi dieci anni”. 
 
In una conversazione con il Riformista, l’editrice e fondatrice del collettivo, Rachel Rosenfelt, racconta: “All’inizio ci radunavamo soltanto sporadicamente. Michael Seidenberg, che considero il nostro ‘santo mecenate’, possiede e custodisce gelosamente una piccola biblioteca ‘abusiva’ a Brooklyn, nascosta al grande pubblico e a cui si può accedere soltanto su invito. E’ stato proprio Micheal il primo a offrirci un posto dove poterci radunare”. Ma oltre all’ambiente e alla sua segretezza, reminiscente degli anni Sessanta e dei raduni del movimento dei Situazionisti, è stata soprattutto l’ansia di essere giovani e di non riuscire ad influenzare il mondo come invece si vorrebbe a creare il fervore, la fermezza e la brama di riunirsi, settimana dopo settimana, per poi dare vita al New Inquiry. “nel rifugio offertoci da Micheal –continua Rachel Rosenfelt – ci radunavamo per leggere, recitare e discutere idee”. Adorno e Althusser in una mano e una bottiglia di whiskey nell’altra, alle riunioni si dibatteva di strutturalismo e critica letteraria, ma senza dimenticare il mondo di cui si è parte. Ed è in questo modo che Lacan diventa lo strumento di analisi dell’ultimo successo di Lady Gaga “You and I” o delle liriche rap di Kanye West. Perché è questa la missione del The New Inquiry si pone: osservare la cultura attuale tramite il prisma della così detta generazione dei “millenial”. 
 
L’ultimo ad aver avuto successo mischiando il pop con la filosofia è Slavoj Žižek. Ma a differenza del The New Inquiry, in Žižek il marxismo è dominante. Con la generazione del The New Inquiry, invece, Marx, benché venga studiato e sia  conosciuto, non è considerato un pensatore che può offrire soluzioni applicabili ai problemi attuali. E se i titoli sono un po’ pretenziosi, i testi invece sono accessibili e offrono un tono di critica nuovo, con quel leggero sottofondo di ironia di chi alla fine non si prende troppo sul serio. “Personalmente – dice Rosenfelt – traggo la mia ispirazione da un saggio si Scott McLee sul libro di Russell Jacoby ‘Gli Ultimi Intellettuali’”. Il testo è oggi un cult della contro cultura americana.  
 
La leggenda vuole che un editore consigliò a Jacoby di evitare la parola ‘intellettuale’ nel titolo di qualsiasi libro avesse mai scritto se non voleva fare un flop. Jacoby ignorò il consiglio è pubblicò il libro che ebbe successo lo stesso. L’approccio fondamentale è una critica agli intellettuali radicali degli anni Cinquanta e Sessanta assorbiti poi nell’accademia, rientrati negli schemi di pensiero più tradizionali e fagocitati dalla commercializzazione del business dell’Università avvenuto nei decenni seguenti”. Il radicalismo degli esclusi, che sia il pensiero delle prime femministe o l’attivismo dei neri, sono stati in seguito istituzionalizzati e allontanati dal fervore della controcultura. Il New Inquiry è composto da un nuovo tipo di esclusi e radicali. Come molti attivisti del concomitante movimento di Occupy Wall Street sono iper-istruiti, ma non riescono a trovare lavoro, esclusi da quel mondo intellettuale che gli era stato promesso. Adesso, in risposta, reclamano quello spazio di critica senza compromessi che deriva dall’esclusione. Rimane però una domanda: “Con la notorietà riusciranno a rimanere fedeli alla loro idea originale”.
 
Questo articolo è originariamente apparso con lo Pseudonimo Pierligi Smith su: il Riformista
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