Un semestre per fare impresa, succede a Austin

 
 
4 mesi per creare una startup – si fondono impresa e università (foto via @Austinpress)
 
di Alberto Mucci
 
AUSTIN – E’ il sogno di molti giovani studenti e imprenditori: creare una startup di successo in un solo semestre. Oggi all’Unversità del Texas a Austin si può fare grazie a un corso chiamato non a caso 1semester startup. Nonostante sia aperto a tutti gli studenti di IT, ingegneria o computer science, vi si può accedere soltanto come un gruppo e avendo già un’idea in testa per il lancio di una nuova iniziativa. In seguito, durante il semestre, gli esperti del noto incubatore di imprese texano, Longhorn startup, affiliato con l’università, seguiranno da vicino i diversi progetti – dai preamboli fino alla ricerca dei fondi. Ma attenti a non contare troppo sugli esperti e i consulenti dell’Università del Texas perché, come ammonisce la pagina web del corso, il progetto, il business model e lo sviluppo di ogni iniziativa devono essere curati interamente dal gruppo fondatore della startup. I docenti e i mentori possono al massimo dare dei suggerimenti, rispondere a specifiche domande o mettere in contatto gli studenti con potenziali venture capitalist angel investors. Così in puro stile americano il successo o il fallimento di una startup dipenderà interamente dallo sforzo di chi ci lavora – niente è regalato e niente è frutto del caso.
 
Il nuovo corso dell’Università del Texas a Austin è un segno dei tempi. Come ha mostrato un recente studio della McKinsey & Company, la società di consulenza internazionale, nei paesi del G8 assieme a Cina, Brasile, India, Corea del Sud e Svezia (ovvero il 70 per cento del PIL del globo), l’economia di Internet conta ormai mediamente per il 3.4 per cento del prodotto interno lordo dei rispettivi paesi e influisce con un significativo 21 per cento sulla loro crescita economica. Non solo: le imprese che usano Internet guadagnano in media il 10 per cento in più e il volume delle attività commerciali che ogni anno passa dal web ha raggiunto, nel 2010, l’incredibile valore di 8 mila miliardi di dollari.
 
I più scettici parlano già di una nuova bolla, ma nel 2011 gli investimenti dei venture capitalists nelle startup tecnologiche sono cresciuti quasi del 28 per cento rispetto al 2010,  nonostante il periodo economico difficile e un’economia che stenta a riprendersi. Secondo i dati del National Venture Capitalist Association, un centro studi specializzato nelle analisi degli investimenti nelle startup, nell’area della Silicon Valley, la mecca dell’information Technology, gli investimenti da parte degli imprenditori della rete nella sola Bay area sono cresciuti da 9,231.59 milioni di dollari del 2010 a 11,778.96 milioni nell’anno successivo. Stesso trend per il numero degli accordi firmati tra i venture capitalists e gli aspiranti imprenditori. Cifre che in un’America dove nonostante i recenti miglioramenti la disoccupazione rimane a un livello elevato (8,3 per cento) fanno ben sperare per una ripresa economica. Infatti secondo un ormai famoso studio della Kaufman foundation, un think tank specializzato nell’analisi dell’attività imprenditoriale, dal 1980 al 2009 la maggior parte dell’occupazione degli Stati Uniti è stata creata da società fondate da meno di 5 anni. A conferma dell’importanza di questi numeri in queste settimane è in via di discussione lo Start-Up Act, un provvedimento voluto dallo stesso Obama più di un anno fa, ma poi risultato in un nulla di fatto fino ad un aggressivo editoriale dell Wall Street Journal dello scorso 7 febbraio i cui i due promotori della legge – Jerry Moran, un senatore repubblicano del Kansas, e Mark Warner, un senatore democratico della Virginia – hanno reiterato i vantaggi della legge chiedendo in perfetto stile Bipartisan una sua veloce approvazione.In attesa dell’iniziativa del Governo, le università e i giovani, come sempre, si sono già mossi per garantirsi un futuro e conquistarsi una fetta di un settore in continua crescita.
 
Questo articolo è stato scritto per il blog.
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