La nuova frontiera dell’istruzione: la Rete. In America è già battaglia

 
 
la nuova frontiera dell’eccellenza?
 
di Alberto Mucci
CHICAGO –  Una “lotta tra titani”. Così il New York Times ha definito l’incombente sfida tra le università americane per conquistare la Rete. Giovedì scorso Harvard, assieme al MIT, ha annunciato una partnership da sessanta milioni di dollari per finanziare EDx, un’organizzazione non profit che offre gratuitamente via Internet i corsi tenuti dai docenti dei due prestigiosi atenei a tutti quegli studenti in giro per il mondo non abbastanza fortunati da essere allievi di Harvard o MIT. 
 
Il progetto è nato dall’esperienza di MITx, la piattaforma Web dell’istituto di tecnologia del Massachusetts il cui primo corso dedicato ai circuiti elettrici e all’elettronica ha attratto l’incredibile entusiasmo di 120 mila aspiranti ingegneri. All’esame di metà semestre, tenutosi circa tre settimane fa, ben dieci mila studenti hanno superato il test. La partnership dei due colossi del sapere East Coast è una risposta all’analogo tentativo delle università di Stanford, Princeton, della Pennsylvania e del Michigan, che assieme hanno lanciato a inizio 2012 il progetto Coursera e messo a disposizione della Rete ben 37 corsi. Nel frattempo nella mischia si sono buttati anche gli imprenditori. Tra questi Sebastian Thurn il professore dell’Università di Stanford che lo scorso febbraio ha deciso di lasciare la propria cattedra e insegnare invece quello stesso corso di robotica on-line. In poche 160 mila persone si sono sedute incollate agli schermi. Oggi la sua società, Audacity, offre sei percorsi di studio e aspira ad attrarre in un futuro non troppo lontano “fino a 500 mila studenti”. Numeri che se qualche anno fa sarebbero parsi assurdi, oggi sembrano a portata di mano dato il crescente costo delle università e un mercato del lavoro che non riesce ad assorbire tutti i neo laureati.
Gli ideologi dell’open source hanno acclamato con fragore questa cascata di iniziative dato il potenziale di portare la migliore istruzione del pianeta davanti a chiunque abbia un computer e una connessione. Bisogna però farsi qualche domanda preventiva: qual è l’interesse di questi istituti di eccellenza a creare potenziale competizione ai loro stessi atenei? Certo andare a Harvard sarà sempre andare a Harvard, e uno studente che segue on-line il corso di Stanford non sarà mai laureato all’istituto, ma è anche vero che le università di medio livello saranno in grado di usufruire dei corsi di eccellenza on-line e offrire così  programmi di studio paragonabili – in termini di contenuto se non di infrastruttura dell’ateneo- a quelli delle Ivy League.  Secondo alcuni sono i primi passi per una reale democratizzazione del sapere, ma non tutti ne sono convinti. “Se fossi il preside di una normale università mi guarderei le spalle con preoccupazione”, ha dichiarato George Siemens, tra i pioniere dei corsi in Rete e oggi docente presso l’università canadese di Athabasca, in un’intervista al Nyt.
 
 Per gli studenti  è più che probabile che sarà una trasformazione in positivo. Sono invece i  normali professori a dover essere preoccupati perché potrebbero vedere presto il proprio ruolo ridimensionato a quello di semplice assistente mentre la lezione è tenuta tramite video da un altro. In realtà con una crescente classe media in cerca di istruzione di qualità in tutti i paesi in via di sviluppo e decine e decine di università che saranno costruite negli anni a venire in Cina, Brasile come in India, lo scenario più verosimile è che i corsi gratuiti offerti oggi siano un sondaggio per un modello di insegnamento che un domani potrebbe trasformarsi in un affare multimilionario. Infatti non è escluso – e non ci sarebbe motivo per cui le università americane non dovrebbero farlo – che un giorno non troppo lontano i corsi diventeranno a pagamento per essere venduti in franchising come una serie televisiva di successo della HBO.  In un’America che assiste da anni al lento declino della propria industria manifatturiera, il tentativo di reinventarsi come esportatore mondiale di know-how è la via che molta della sua industria ha scelto, università incluse.
Questo articolo è stato scritto per il blog
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