Leggere un libro con gli ologrammi: istruzioni per l’uso

Nuove idee per rinnovare vecchie idee.(foto via @BetweenpageandScreen)
 
C’è chi tenta di dare una risposta all’inarrestabile declino delle vendite di libri e alle crescenti difficoltà delle case editrici perché convinto che da una crisi possano generarsi nuove opportunità. È il caso di Amaranth Borsuk, scrittrice, poetessa e ricercatrice presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit), assieme al digital programmer Brad Bouse, ha creato il primo libro che si apprezza prima su carta e poi in linguaggio corrente attraverso il computer.Between Page and Screen (“Tra la pagina e lo schermo”), una collezione di alcune poesie della Borsuk, è un esperimento di connubio tra questi due mezzi di lettura e rappresenta un primo significativo tentativo di comprendere ciò che il libro potrebbe diventare in un futuro non troppo lontano senza però tralasciare la sua storia e la sua tradizione.

Come spiega l’autrice in una conversazione con Europa «molti lettori sono lacerati perché da una parte amano i libri, mentre dall’altra leggono per la maggior del tempo parte sullo schermo. Il mio progetto è una sintesi tra questi due sentimenti in perenne conflitto».
 
Come funziona? Il libro stampato da Amaranth e Brad non contiene testo nel tradizionale senso della parola, ma è dotato invece di codici a cui corrispondono parole e paragrafi che sono visibili soltanto davanti alla telecamera di un computer in grado di decifrarli e tramutarli in una pagina leggibile. L’esperimento non si ferma qui perché anche il testo stesso, complici le nuove tecnologie digitali, è stato modellato per prendere le forme più disparate – da quelle geometriche a quelle del mondo animale a seconda del contenuto che vogliono rappresentare – davanti allo sguardo attento del lettore.
 
I due autori hanno curato anche l’estetica del libro fin nei minimi particolari. Le chiazze multiformi e apparentemente disordinate che appaiono sulle pagine della versione cartacea sono studiate per dare spazio alle forme, alla composizione e all’armonia in modo da stimolare l’esperienza del lettore su entrambi i fronti: visivo e di lettura. Quest’attenzione al dettaglio è anche in sintonia con quei libri d’artista – di cui si è registrato un boom degli ultimi anni – in cui la composizione, il materiale e la forma contano quanto le parole scritte.
Seguendo questa logica, forse è addirittura possibile additare William Blake come il precursore di questi tentativi di connubio tra esperienza visiva ed esperienza di lettura. Il poeta inglese infatti illustrava a mano e con la minuzia del certosino ogni suo testo di poesie. Un’idea che negli ultimi anni è tornata con prepotenza sul mercato dei libri cartacei di fronte a vendite in costante declino (secondo gli ultimi dati riportati dall’Association of American Publishers le vendite, dal 2008, sono calate del 14 per cento contro un aumento della vendita di e-book del 475 per cento negli ultimi mesi) e da cui l’unica via di salvezza – in modo analogo a molti altri settori – è quella di cercare una nicchia al di fuori dei prodotti più standard. Di conseguenza molti scrittori e artisti si sono sintonizzati sugli aspetti tradizionalmente secondari dei libri per creare edizioni a tiratura limitata da rivendere a una costo superiore a quello dei normali volumi da libreria.
 
L’esempio principe di questa tendenza è forse il libro del 2010 di Jonathan Safran Foer che pubblicando il suo Tree of Codes reinterpretò il suo romanzo preferito (The Street of Crocodiles di Bruno Schulz) tagliuzzando specifiche frasi e parole del testo e creando così, senza rinunciare alla materia prima fornita da Schulz, una storia interamente nuova, con una diversa sequenza e con personaggi con caratteristiche anche contrarie a quelle originariamente pensate. Il libro è stato un discreto successo: l’opera è andata esaurita nonostante il prezzo compreso tra i 50 e i 100 dollari perché, come ha detto lo scrittore americano Michael Agresta sulla rivista Slate, «se il pubblico è convinto che oltre al testo il libro rappresenta anche un oggetto da apprezzare diventa facilmente disponibile a pagare di più». Un’osservazione che si adatta bene ai grossi volumi d’arte o di letteratura che si trovano in molti dei nostri salotti e che raramente qualcuno prende in mano, dato che sono lì soprattutto per un fattore estetico e di decorazione.
 
Safran Foer ha così trovato con un certo successo, una nicchia da sfruttare, ma è rimasto attaccato al vecchio medium della carta stampata mentre Borsuk e Bouse hanno tentato di fare quel passo in più nella direzione della tecnologia. Ma con una chiara scelta: la nicchia è anche il dominio dei più affezionati della carta, quelli che non possono rinunciare alla presenza fisica del volume in sala, quelli che a ogni possibile occasione fanno un elogio dei profumi del libro e quelli per cui sottolineare e scrivere ai margini è un processo imprescindibile dalla lettura. Come spiega l’autrice stessa: «Ci sono numerose case editrici che in questi ultimi anni hanno spinto per “aggiungere una dimensione al libro” utilizzando strumenti come forum di discussione online sui suoi contenuti, pubblicità web aggiunta tra le pagine del libro, colonne sonore da scaricare assieme all’e-book e ascoltare mentre si legge, e altre app simili. Resto comunque dell’idea che “aggiungere dimensioni di interazione con il libro” non è necessariamente il futuro delle case editrici ma soltanto di alcune. Quelle che pubblicano libri per bambini in primis. Per tutti gli altri resterà uno strumento secondario».Se l’esperimento dei due scrittori riuscirà non possiamo saperlo con certezza, ma va segnalato per la ricerca di una soluzione che guarda al futuro credendo ancora ciecamente nell’importanza dei libri.
 
Questo articolo è originariamente apparso su: Europa
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