Un’inchiesta (belissima) svela come i mormoni fanno i miliardi

Tra mormoni pregando insieme si diventa anche ricchi insieme. (Foto via @Bloomberg)


Uno dei suoi membri potrebbe diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti ma poco o niente si sa di questa comunità e della sua religione. Oltre ad essere, loro malgrado, gli involontari protagonisti di irriverenti sketch sul network televisivo americano Comedy Central, come sui palchi di Broadway, a New York, i mormoni rappresentano anche un potenza economica di tutto rispetto che vale – secondo due inchieste appena pubblicate, una del Times di Londra e l’altra della Reuters – tra i 30 e i 40 miliardi di dollari.



Qualsiasi siano i numeri esatti, per capire la forza dei mormoni (circa l’1,4 per cento della popolazione americana) basta dare un’occhiata al nuovo sfavillante centro commerciale inaugurato dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni in pieno centro a Salt Lake City. Due miliardi di dollari spesi, cinque piani di negozi, una boutique di Tiffany, il tutto inaugurato in presenza dell’establishment dello stato dello Utah. Ma City Creek, questo il nome dell’ultimo mall, è soltanto la punta dell’iceberg di un impero che una lunga e puntigliosa inchiesta diBloomberg Businessweek ha messo sotto i riflettori.

Attenzione: nulla è illegale, i capitali accumulati da Thomas S. Monson, il profeta e l’attuale capo indiscusso della Chiesa mormona, sono prima di tutto il risultato della decima che tutti i membri devono pagare annualmente e in secondo luogo il frutto dei buoni investimenti decisi dal leader del movimento. Resta il fatto che secondo la stessa legge americane le organizzazioni religiose, qualsiasi esse siano, non sono tenute a rendere noto il proprio bilancio e a differenza della religione cattolica – dove è sempre esistita una tensione tra ricchezza temporale e ispirazione pauperista – i mormoni non hanno mai professato la necessità di distinguere tra beni terreni e spirituali. Anzi forse il fatto di essere una religione indigena agli Stati Uniti gli ha permesso di approcciarsi al denaro e alla ricchezza senza vergogna o alcun senso di colpa.

«Il fatto è – come sentenzia senza peli sulla lingua Keith B. McMullin, un leader mormone – che non guardiamo soltanto allo spirituale ma anche al temporale, perché una persona che vive in povertà non può fiorire spiritualmente». Così la Chiesa di Joseph Smith ha iniziato la sua lunga sfilza di investimenti con l’obbiettivo di moltiplicare il capitale iniziale. Oggi i vari possedimenti includono la holding Deseret Management Corp. (Dmc), con ricavi annui stimati intorno agli 1,2 miliardi di dollari. Tra le sue attività diversificate, la gestione di un giornale, di undici stazioni radio, un canale televisivo, un’azienda ospedaliera e un’assicurazione con attivi per oltre 3,3 miliardi di dollari. Subito dopo, per importanza, viene AgReserves, holding di partecipazioni il cui assetprincipale è l’impressionante tenuta di Deseret Ranches, in Florida, forte di 117,350 mila ettari e un valore di ben un miliardo di dollari. Ulteriori investimenti hanno interessato i più disparati settori: dal mattone, alla tecnologia fino ai luna park. Come il Polynesian Cultural Center, alle Hawaii, che attira migliaia di visitatori ogni anno, fattura milioni di dollari e in quanto detentore dello statuslegale equivalente all’associazione culturale italiana è esente dalle tasse sul reddito.

Gestire la Chiesa come un business, oltre al ritorno economico, ha consentito ai mormoni di conquistare una crescente influenza nello Utah come nel resto d’America. Romney ne è il perfetto esempio. Proprio ieri a Londra per l’inaugurazione delle Olimpiadi, tra una gaffe diplomatica e l’altra, il candidato repubblicano ha raccontato della sua esperienza come manager delle Olimpiadi invernali del 2002 tenutesi proprio nella capitale dei mormoni, Salt Lake City. Questo successo è uno degli argomenti forti del candidato del Gop per la corsa all’Ufficio ovale. Ma è lecito domandarsi, al di là della sua indubbia bravura manageriale, se avrebbe ottenuto l’ambìto posto se non fosse stato mormone e se a Salt Lake City non comandassero gli adepti di Joseph Smith e il loro impero finanziario. 

Questo articolo è apparso originariamente su: Europa

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