Obama su Marte ci ricorda l’importanza dello Stato nella ricerca

La caricatura di Obama su una copertina di un libro sci-fi di Ray Hubbard. (Foto via @naturalist)
 
La missione di Curiosity è stata un indubbio successo di menti, ingegneria, scienza e tecnologia. Al plauso dei media e dei commentatori manca però l’attore fondamentale: lo stato. E la missione su Marte non è l’unico evento scientifico che di recente ha permesso al genere umano di fare passi da gigante nel cercare di rispondere ad alcune delle domande fondamentali sull’universo. Pensiamo al recentissimo Bosone di Higgs.

La scoperta del Cern, come racconta in una conversazione con Europa Dario Alessi, docente di fisica all’Università dell’Illinois a Chicago, «è ancora più importante che la scoperta dell’energia nucleare. Tra mille anni ci ricorderanno soltanto per questo». Il tutto di nuovo grazie alle risorse dello stato. Certo, in questo caso dei paesi membri dell’Organizzazione europea per la ricerca nucleare, ma è bene ricordare che negli anni ‘90 gli Stati Uniti erano al lavoro su un progetto del tutto simile denominato Super Collider.

 

 
Poi a causa di un’economia in frenata il Congresso decise di tagliare i cinque miliardi di dollari destinati alla ricerca. Il progetto morì; alcuni degli scienziati trovarono lavoro al Cern e due decenni dopo un macchinario simile al Super Collider ha visto la luce a Ginevra. Ma torniamo all’America. Poco dopo l’annuncio dell’atterraggio di curiosity (1:32, ora americana) Obama con orgoglio ha twittato: «Questa sera sul pianeta Marte gli Stati Uniti d’America hanno scritto una pagina di storia». Non che sia prettamente merito di Obama – il budget per finanziare la missione è stato votato dal Congresso con accordo bipartisan – ma il presidente ha da ieri un’arma in più per perorare la sua visione di uno stato più interventista di quello voluto invece dai repubblicani. Sono settimane infatti che oltre Atlantico impazza il dibattito sulla sfortunata frase di Obama: «Se possiedi un business non sei stato tu ad averlo costruito». 
 
I repubblicani con poca inventiva gli sono subito saltati alla gola, ma il presidente si riferiva semplicemente a tutte quelle facilitazioni che aiutano i privati a creare imprese di successo: tecnologie (in primis internet che ha consentito ad un mercato da miliardi di dollari di svilupparsi), infrastrutture e istruzione, solo per nominarne alcune. E non è tutto. Anche molte delle verità scientifiche che oggi diamo per scontate sono il risultato di una ricerca che non si prefigge un obiettivo di ritorno economico. Il telescopio James Webb, per esempio, sarebbe dovuto essere la nuova generazione dell’Hubble. Più potente, più moderno e se attualmente fosse nello spazio sarebbe in grado di raggiungere profondità dell’universo in cui nessuno è mai arrivato e catturare così fasci di luci “distanti” milioni e milioni di anni luce dalla Terra. A questo punto, vuole la teoria, James Webb sarebbe stato in grado di scattare “fotografie” provenienti – per così dire – “dal passato”, ovvero scaturite da fasci di luce che non hanno ancora raggiunto la terra e il suo tempo. Non solo: secondo questa ipotesi più lontani sono i fasci di luce dal nostro pianeta più “vicini” sono al momento dell’origine dell’universo. “Fotografando” questi fasci dunque saremmo stati più vicini a spiegare il Big Bang.
 
Non è stato così. Il 6 luglio 2011 il telescopio è finito nella morsa di un taglio del Congresso da 1,6 miliardi di dollari e il progetto probabilmente dovrà attendere ancora qualche decina di anni prima di tornare in auge ed essere attuato. Ora: non c’è dubbio che il privato spinto dalla possibilità di fare profitto sia spinto ad investire in ricerca nei più disparati campi – dalla tecnologia alla medicina – ma è anche vero che missioni spaziali come quella di Curiosity o la scoperta del Bosone di Higgs prendono lo spunto dalla sola sete di conoscenza. Qui il privato non può o non vuole arrivare. E se è vero che i tagli non sono la fine del mondo e che lo stato deve pensare a non andare in bancarotta quando si deciderà sulle riduzioni di spesa non bisogna dimenticarsi il ruolo fondamentale dello stato nel promuovere la ricerca delle origini del nostro mondo. Marte per fortuna ce lo ha ricordato. 
 
Questo articolo è apparso originariamente su: Europa
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