Basta elogiare la diversità dei democratici. Obama fa solo politica

Una delle tante immagini di multiculturalismo democrat. Alla convention tutti si vogliono bene. (foto via @DNC)
 
Se alla convention repubblicana la maggioranza delle persone erano bianche e di sesso maschile, al meeting democratico di Charlotte, Carolina del Nord, spettatori in platea e protagonisti sul palco si sono confusi e mescolati in un profluvio di colori e diversità. Democratentusiasti di origine afro-americana sedevano vicino a delegati di origine indiana, cinese o nativa americana; ma sopratutto tanti giovani e tante donne. «Non c’è da stupirsi che sia così – spiega a Europa Weyne Steger, docente di politica all’Università DePaul di Chicago –. A Obama per vincere servono i voti di giovani, donne e minoranze. E allora eccoli lì».

E infatti sul palco, uno dopo l’altro, sono apparsi proprio loro: giovani, donne e minoranze; le mille faccie di un’America multietnica che prova a credere ancora nel sogno di un futuro migliore per tutti coloro disposti a lavorare duro. La più giovane sul palco è Tulsi Gabbard, 31 anni, originaria delle Hawaii, aspirante rappresentante alla camera e con una storia personale che fa invidia a quella di Obama. Madre hindu e padre cattolico originario dell’isola di Samoa, a 21 anni la giovane Gabbard era già un nome della politica locale hawaiana. Due anni di duro lavoro in un ufficio pubblico per poi a 23 anni arruolarsi per la guerra in Iraq. Lì si è distinta per il suo coraggio tanto da diventare la prima donna a meritarsi una medaglia al valore dal Kuwait Army National Guard. A due passi da Nancy Pelosi, presidente della camera, ha difeso a spada tratta il «suo» presidente parlando dei sacrifici delle migliaia di famiglie di militari che in questi anni «hanno promosso la libertà americana». Una frecciatina avvelenata nei confronti di Mitt Romney che durante laconvention del Gop ha menzionato a malapena i veterani e i loro sacrifici. Un errore, come ha commentato lo stesso William Kristol, potente direttore del settimanale conservatore Weekly Standard, di non poco peso.
 
Ma la promettente delegata delle Hawaii non è stata l’unica speaker a potersi fieramente chiamare veterana. Ancora maggiore impatto ha avuto Tammy Duckworth, 54 anni, aspirante rappresentante dell’ottavo distretto dell’Illinois, apparsa martedì sera, sicura e decisa, senza badare alle protesi che rimpiazzano le due gambe perse durante un attacco all’elicottero che guidava in Iraq. «Duckworth è una figura con un appealenorme», ci spiega Bruce Newman, altro docente di politica all’Università De Paul. E il suo messaggio non poteva essere più chiaro: in Iraq è stata salvata da commilitoni che si sono rifiutati di abbandonare un loro compagno in difficoltà. L’America deve fare lo stesso. In un momento in cui serve un sacrificio comune non si può scegliere una politica che privilegia soltanto i più ricchi. Uno slogan potente, anzi potentissimo che è alla base della strategia democrat: legare l’esperienza personale al messaggio politico e fare di ogni storia di vita vissuta un esempio di proposta politica. È stato così anche per Denise Juneau, 47 anni, e figlia di un nativo americano. In Montana è sovrintendente all’istruzione. Scelta non casuale visto che in America i giovani tra i 18 e i 29 anni sono ben 45 milioni e che nel 2008 il 66 per cento votò per Obama.
Ora i cosiddetti millennials hanno bisogno di essere galvanizzati e la storia di Juneau che da anni lotta «per l’istruzione come mezzo per cambiare la vita delle persone» è soltanto un modo per far riverberare i successi di Obama nello stesso campo: da una legge molto dibattuta per ridurre il costo dei prestiti agli studenti all’aumento degli aiuti del governo federale per l’istruzione.Nel giorno delle donne c’è spazio però anche per gli uomini. Primo tra tutti l’acclamatissimo Julian Castro, sindaco di San Antonio, Texas, che a 37 anni ha suscitato sguardi di ammirazione e paragoni con il giovane Obama che nel 2004 ebbe lo stesso ruolo. E non si può poi non menzionare Cory Brooker, anche lui sindaco ma della città industriale di Newark nello stato di New York. Forse il più clintoniano di tutti gli speaker, Brooker si è già fatto notare sul piano nazionale per aver definito «nauseanti» gli attacchi di Obama contro Bain capital, la società fondata da Mitt Romney e presa di mira in molti degli attacchi democrat. La versione ufficiale vuole che dopo le scuse di Brooker rivolte allo stesso Obama, il presidente si sia immediatamente riappacificato. Resta il fatto che durante la convention al primo cittadino di Newark è stato concesso soltanto uno spazio di secondo piano.
 
«Per il momento la convention è un successo», conclude Steger. Il partito si è mostrato dinamico, compatto e in grado di rigenerarsi e in questo modo i giovani sono stati accontentati; la leadership ha dato ampio risalto alle quote rosa in modo da soddisfare l’elettorato femminile e in particolare quel blocco di donne lavoratrici che ancora appaiono indecise; il susseguirsi di facce delle più disparate etnie è stato poi programmato per ridare fiducia a quelle minoranze che tradizionalmente si sono meglio riconosciute nel partito democratico. Tampa non ha garantito a Romney il tipico slancio nei sondaggi del periodo post-convention. Obama invece, se continua così, si troverà con un margine di vantaggio ben superiore a quel risicato punto percentuale che secondo gli ultimi sondaggi lo distanzia dal candidato del Gop. 
 
Questo articolo è apparso originariamente su: Europa
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...