Romney è nei guai (seri) e tutto per l’azeccatissima strategia mediatica di una piccola rivista californiana

Vincere fregandosene di tutti è possibile?
 
Quella di Mother Jones (MoJo) è una bomba. Prima lunedì sera e poi di nuovo ieri mattina ha pubblicato e diffuso per tutto il cyberspazio spezzoni di un video in cui Romney parla non solo di Palestina e Iran, ma soprattutto di cosa ne pensa del 47 per cento degli americani. Per il candidato del Gop il risultato è pessimo. Non tanto per quello che ha detto – in fondo nulla di inatteso – ma per l’indignazione che il miscuglio di gossip e politica ha sollevato.

Tutto è iniziato in una sontuosa casa della Florida durante un’esclusiva cena per la raccolta di fondi (50 mila dollari a testa) organizzata dal gestore azionario Marc Leder. Questo sfondo si è aggiunto alla caratteristica dell’ex governatore di non parlare mai apertamente di quegli argomenti che invece quella sera lo hanno così appassionato. E infine la tecnica, perfetta, di rilascio dei video adottata da MoJo, storica rivista liberal americana. Gli spezzoni di cui ieri parlava tutta la stampa americana circolavano infatti sul web da diversi mesi, ma in pochissimi fino a lunedì avevano badato al loro contenuto. Secondo la ricostruzione più accurata il 31 maggio scorso qualcuno su YouTube, sotto il nome di “Romney exposed”, ha cominciato a postare i file audio del discorso dell’ex governatore del Massachusetts.
 
Dieci giorni dopo sono apparse le prime immagini. Poi un pezzetto sull’Huffington Post e infine è stato il turno di David Corn, giornalista di punta di Mother Jones, che pian piano ha creato un caso nazionale a 58 giorni dalle elezioni (in tarda notte ora italiana sarà pubblicata la versione integrale). Altra curiosità è che all’articolo su MoJo ha collaborato James Carter, uno dei nipoti dell’ex presidente Jimmy Carter, che – disoccupato – cercava video per aiutare i democratici e incastrare i repubblicani (ironia della sorte: Romney fa spesso il paragone tra Carter e Obama sottolineando come siano stati entrambi un fallimento). Come ha spiegato ieri in un’intervista alNew York Mag: «Se trovi qualcosa che conferma una narrativa politica già esistente il gioco è fatto». E così è stato.
Il primo dei video, pubblicato lunedì, mostra il candidato del Gop esprimersi su quello che pensa di una fetta consistente degli americani: «Il 47 per cento sono dipendenti dal governo, credono di essere vittime, pensano che il governo abbia la responsabilità di prendersi cura di loro, pensano di avere il diritto alla sanità, a mangiare, ecc». In poche parole sono dei lagnoni. Una pensiero, seppur con toni diversi, che Romney non ha nascosto durante questa campagna elettorale.
Allora perché stupirsi tanto? Lo stesso vale per i pensieri in merito ai palestinesi. Romney non crede che questi cerchino realmente la pace e non sostiene la soluzione dei due stati. Come ha sentenziato davanti ai suoi ospiti: «È quasi impensabile credere a un cammino di pace». E ancora sull’Iran: «L’America potrebbe essere ricattata dall’Iran, dai mullah, dai pazzi. Non abbiamo dunque alcuna alternativa se non evitare a tutti i costi che l’Iran si doti di armi nucleari». Di nuovo, nulla troppo al di là della normale linea repubblicana.
 
Ma nonostante questo qualcosa si è mosso. Come racconta a Europa Miles Kampf-Lassin, redattore della rivista progressista americana In These Times, «il tempo passato tra la pubblicazione del video su YouTube e la sua prima apparizione è servito a verificare la sua autenticità e in secondo luogo a cercare il momento più adatto. La strategia mediatica è azzeccata in pieno ed è uno degli eventi che potrebbe cambiare il corso delle elezioni». Dopo la leggera ripresa seguita alla convention repubblicana, da una settimana infatti Romney è in caduta nell’indice di popolarità. E il video di MoJo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Anche un repubblicano convinto come David Brooks, ieri dalle colonne del New York Times, ha silurato il candidato del Gop. «Il commento di Romney suggerisce che non conosce il paese in cui abita e che non ha grande conoscenza della cultura americana», ha sentenziato lapidario.
 
Non solo. Gli strateghi del candidato del Gop erano sul punto di lanciare centinaia di nuovi video in giro per il paese con lo scopo di rispondere alle tante domande lasciate aperte da Romney sull’economia e sulla classe media. Sarebbe dovuto essere l’inizio del cosiddetto “final push”, lo sforzo finale per conquistare il centro indeciso. Ora, con i video di MoJo sotto i riflettori, la conversazione si sposterà di nuovo su Mitt, il candidato che aiuta solo i ricconi e se ne frega della gente comune; il pubblico ricomincerà a porsi quesiti sulle tasse dell’ex governatore e a domandarsi perché ha reso noti solo due anni di dichiarazioni fiscali; e si chiederà se davvero se ci si può fidare di una persona che nasconde i suoi veri pensieri al grande pubblico.
 
Come ha commentato a poche ore dalla pubblicazione del video Jim Messina, manager della campagna di Obama, il presidente è il presidente di tutti gli americani, non soltanto di una parte. E come se non bastasse questa è la prima settimana dall’inizio della campagna elettorale in cui Obama è in ribalta sull’argomento economia e una nuova sfilza di sondaggi Rasmussen pubblicati ieri mostra un titolare della Casa Bianca che guadagna terreno in tre swing statefondamentali: Virginia (più un per cento), Ohio (più uno) e Florida (più due). Per Romney la situazione si fa brutta. La capigliatura disordinata (di solito impeccabile) che aveva alla conferenza stampa messa in su in gretta e furia in California ne è la conferma plastica. 
 
Questo articolo è originariamente uscito su: Europa
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