La barca Romney inizia a fare acqua e subito inizia una faida interna

“La colpa è tua”
 
Quando la nave inizia a fare acqua quello che fino al momento prima era un equipaggio diventa un’accozzaglia di uomini che tentano di salvarsi. Succede (quasi) sempre così. Il team di Mitt Romney, candidato repubblicano alla Casa Bianca, non fa eccezione. È ormai da tre settimane che la barca Gop è in alto mare, in mezzo a una tempesta da cui non riesce a districarsi. «Quando le cose vanno male tutti iniziano a incolpare tutti », sentenzia in una conversazione con Europa Nino Saviano, consulente repubblicano e presidente della Savi Political Consulting. E queste tre ultime settimane sono state le peggiori dall’inizio della campagna elettorale.

Prima la scena di Clint Eastwood che parla a una sedia vuota alla convention di Tampa in Florida; il giorno dopo Romney che sbaglia il discorso più importante della sua carriera (il magazine americano Politico ha svelato che è stato scritto in fretta e furia pochi giorni prima, dopo che una precedente versione era stata cassata); tre settimane dopo i commenti inopportuni sulla tragedia dell’ambasciatore americano in Libia (lì anche i repubblicani che fino a quel momento avevo tenuto le critiche per sé hanno iniziato a alzare la voce); poi, senza un attimo di respiro, il video scandalo della storica rivista liberal americana Mother Jones in cui il candidato insulta il 47 per cento degli americani; e per finire i ripetuti annunci sull’arrivo di nuove idee “specifiche” dal team Romney a cui però non sono seguiti fatti concreti. Come ha sentenziato lapidaria Anna Marie Cox sul Guardian: «Sono soltanto diventati più specicifici nel dire che le loro proposte diventeranno più specifiche». Nulla più. Saviano però continua a difendere il candidato del Gop. «È successo tutto insieme, velocemente, e senza un momento per riflettere. Troppo. C’è però ancora tempo per fare qualcosa se si decide di farlo in questo preciso istante.
 
Altrimenti sarà troppo tardi. Ci sono ancora i dibattiti televisivi – il primo programmato per il 3 ottobre – e se lì Romney farà bene, la possibilità di ribalta c’è».Per il momento, almeno da quello che traspare sui media americani, sembra che la colpa di tutto sia stata addossata a Stuart Stevens, una delle figure più controverse del team Romney 2012.Le biografie lo descrivono sempre come un eclettico dalla vita un po’ strampalata tanto che nel mondo degli stateghi politici, confessa a Europa Peter Schorsch, consulente e blogger, è soprannominato «lo scienziato pazzo». E Stevens un po’ nel suo mondo lo è: sempre alla ricerca del nuovo ha scritto libri di viaggio, ha lavorato per Hollywood, ha sciato in solitaria attraverso l’Alaska oltre, naturalmente, ad aver fatto tanta politica. «Il più indeciso del clan», lo descrive senza mezze parole un anonimo collega citato di nuovo su Politico. La verità però, come spiega Schorsch «è che Stuart è più intelligente del novanta per cento delle persone che lavorano in politica.
 
È uno che ha sempre idee innovative e non usa mai tutti quegli stereotipi già consolidati. Così se queste hanno successo è considerato un genio e se falliscono è un terribile flop». Ora però il team Romney ha deciso di fare di Stevens un capro espiatorio. La conferma arriva dalla promozione di Ed Gillespie (uomo di Karl Rove, l’eminenza grigia del Gop), stratega repubblicano fortemente voluto al fianco di Romney dal Republican National Committee, l’organo del partito.

 

Gillespie, secondo indiscrezioni, sarebbe stato uno dei primi critici della “strategia del silenzio” di Romney, ovvero il suo continuo evitare di presentare proposte concrete sui cambiamenti necessari per concentrarsi invece soltanto su duri attacchi diretti a Obama. E con il maggior peso di Ed qualcosa inizia a cambiare. Ieri è stato annunciato che il tandem Romney/Ryan presenterà durante un tour di tre giorni in Ohio le proposte per rendere l’America indipendente dal punto di vista energetico, spiegherà i vantaggi dell’oleodotto Keystone (ricusato da Obama) e illustrerà come riformare il sistema delle tasse. È questo l’ultimo – forse più preoccupante – segnale che qualcosa nella campagna elettorale non va. Dovrebbero essere gli strateghi a dettare la linea (intesa come flusso di notizie) alla stampa.
Mai le critiche dei media a influenzare una strategia già decisa. Come ha raccontato un anonimo consulente Gop a Politico: «L’unico che può salvare la campagna elettorale a questo punto è un consulente della Bain Capital», la società di servizi finanziari fondata da Romney. 
 
Questo articolo è uscito originariamente su. Europa
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