Come i mormoni fanno i milioni. Una lunga inchiesta

La cattedrale dei mormoni a Salt Lake city. Una chiesa gigantesca e lussuosa costruita con le decime. (Foto via @Deseretnews)
Chiusi i sipari sulla convention di Tampa, Mitt Romney può finalmente considerarsi il candidato repubblicano per la Casa Bianca. Ma la sfida contro Obama rimane in salita perché nonostante l’economia americana vada al rallentatore, la personalità di Obama sembra poter schiacciare qualsiasi tentativo di Romney.

Questo nonostante i tre giorni in Florida dei repubblicani siano stati costruiti proprio nell’intento di “umanizzare” Mitt. I testimonial di questo suo io nascosto sono stati alcuni fedeli mormoni che l’ex governatore del Massachusetts ha aiutato quando era pastore. Storie di ordinaria sofferenza che hanno avuto il loro effetto e strappato qualche lacrima al pubblico. E così gli strateghi repubblicani hanno ottenuto il loro doppio scopo. Il primo: mostrare che Mitt è, come si dice in America, un “average Joe”. Il secondo: far trapelare qualcosa su cos’è il mormonismo che molti in America conoscono soltanto per le presunte ricchezze e le strane tradizioni.

 

“La realtà è semplice – sentenzia in una conversazione con il Mondo Ryan Cragun docente dell’Università di Tampa e autore del libro “Posso votare per un mormone come Presidente” – sulle attività finanziarie dei mormoni si sa pochissimo perché la Chiesa di Salt Lake City, Utah, ha una politica di assoluto riserbo”. E’ infatti dal 1959 che la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (LDS) non rende pubblici i propri rendiconti, i propri investimenti e il panorama completo della rete di società, attività e holding che direttamente o indirettamente controlla. E questo non solo al grande pubblico, ma anche ai propri adepti. La conseguenza è, come spiega al Mondo Joanna Brooks docente dell’università di San Diego e autrice de “il libro del Mormone donna”, “l’incredibile difficoltà a calcolare con precisione la ricchezza di LDS”, soprattutto perché i vari settori di attività sono stati negli anni compartimentalizzati in modo che il quadro completo delle attività della Chiesa sia noto soltanto al presidente  Thomas S. Monson (considerato dai mormoni anche un profeta) e ai suoi fedelissimi. Fino ad oggi due importanti inchieste – una della rivista americana Time e l’altra dell’agenzia Reuters – hanno computato, con “una stima prudenziale”, che il “valore degli attivi della Chiesa mormona varia tra i 25 e i 30 miliardi di dollari” e che esistono almeno cento società – direttamente o indirettamente – collegate ai quartier generali di Salt Lake City. In entrambi i casi, appena dopo la pubblicazione delle indagini, un portavoce dei mormoni ha smentito i dati parlando di “numeri esagerati” senza però dare indicazioni su quale sia la ricchezza reale del movimento religioso fondato nel 1830 da Joseph Smith. A inizio luglio ci ha riprovato la rivista americana Bloomberg che ha stimato il patrimonio attuale dei mormoni intorno ai 40 miliardi di dollari. Dalla Chiesa di Salt Lake City di nuovo nessuna conferma o smentita ufficiale.

 

A rendere impenetrabile il silenzio intorno alle finanze mormone è anche il fatto che il fulcro delle entrate deriva dalle decime che i membri pagano ogni anno alla chiesa. Queste non sono obbligatorie ma secondo le varie stime circa il sessanta per cento dei membri (su un totale di 14 milioni nel mondo, di cui sette in America) versa la decima per un ammontare complessivo che nel 2011 ha toccato gli 8 miliardi di dollari. A loro volta le decime sono reinvestite per acquisire il controllo di società  o altri beni con l’obiettivo di generare redditi volti a sostenere l’espansione della dottrina di LDS. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le holding mormone, almeno quelle note. La prima per dimensioni è la Deseret Menagement Coorporation (DMC) un gruppo che secondo quanto riportato dalle notizie accessibili controlla 11 radio (rappresentando il sesto conglomerato d’America del settore), un quotidiano (il Deseret News), una casa editrice (la Deseret Books), un canale televisivo (Ksl Broadcast Division) e una società di assicurazioni (Beneficial Financial Group) con asset per oltre 3,3 miliardi di dollari e introiti annuali che secondo gli analisti dell’Americana Hoover’s Company Records ammontano a 1,2 miliardi di dollari. In ordine di importanza segue poi la AgReserves, holding di partecipazioni il cui asset principale è l’impressionante tenuta di Deseret Ranches, in Florida, forte di 117,350 mila ettari e un valore di mercato stimato in ben un miliardo di dollari. Altri investimenti noti includono i più disparati settori: dal mattone, alla ristorazione, agli hotel fino ai parchi divertimento come il Polynesian Cultural Center, alle Hawaii, che ogni anno attira migliaia di visitatori, fattura milioni di dollari e registra cospicui profitti che in base a un particolare status legale, la cosiddetta section 501(c)3, sono esenti da imposte sul reddito. Tra i più recenti investimenti merita infine di essere segnalato il nuovo gigantesco centro commerciale di City Creek, a Salt Lake City, che è costato alle casse di LDS ben 2 miliardi di dollari, con un esborso anticipato di cassa da parte della Chiesa di ben 1,5 miliardi. “Questo non vuol dire che la Chiesa mormona non chieda mai prestiti – precisa a il Mondo Micheal Quinn, studioso indipendente di Mormonismo e scomunicato dalla Chiesa in seguito a un dissenso interno– ma avere l’immediata disponibilità di capitali per un investimento di questa portata significa poter generare prospetticamente dei flussi di cassa molte volte superiori a quelli generati da progetti finanziati con ampio ricorso al debito. La cifra esatta del patrimonio dei mormoni non è dato sapere, ma i numeri di questa iniziativa possono dare un’indicazione importante dell’effettiva potenza economica del movimento”.  Questi dati rappresentano comunque la classica punta dell’Iceberg dell’impero degli eredi di  Joseph Smith perché se si stima il valore delle società in base ai loro utili dichiarati e si aggiunge quello delle proprietà immobiliari si arriva ad una cifra di molto inferiore ai 40 miliardi stimati da Bloomberg. “Per sapere con esattezza quali sono tutti i possedimenti mormoni bisognerebbe andare in giro per tutte le 3,033 contee degli Stati Uniti capire quali asset controllano- continua Ryan Cragun -. Ci vorrebbero anni di lavoro”.

 

MORMONI,POTERE E IDEOLOGIA

 

Come ogni minoranza – spiega a il Mondo Carl Raschke, docente all’Università di Denver -i mormoni per difendersi hanno costruito un loro network di assistenza reciproca”. Si considerano come una famiglia in cui il successo finanziario di uno aiuta tutti e i mormoni più facoltosi sono propensi a partecipare a iniziative di altri mormoni evitando così che questi debbano rivolgersi alle banche. A questo indubbio vantaggio si aggiungono due caratteristiche tipicamente mormone. La prima: la tradizione LDS che insegna indistintamente a ogni suo membro dei semplici ma rigidi principi finanziari: non indebitarsi se non per acquistare una casa o per mandare un figlio a scuola, niente carte di credito e niente leasing. La seconda: uno spiccato spirito imprenditoriale e un rapporto assolutamente laico con il denaro che non è qualcosa di cui vergognarsi o essere schivo. Non a caso la divisione tra temporale e spirituale per i mormoni  non esiste. E come sentenzia senza peli sulla lingua uno dei leader del movimento, Keith B. McMullin: “Il fatto è che non guardiamo soltanto allo spirituale, ma anche al temporale perché una persona che vive in povertà non può fiorire spiritualmente”. Tirando le somme: più fai soldi, più sei felice; più sei ricco più puoi aiutare gli altri mormoni; e più questi sono aiutati più l’influenza della Chiesa di Joseph Smith cresce. Un ragionamento semplice e lineare forte di quel pragmatismo e quella franchezza così tipicamente americana. Romney è un prodotto di tutto questo; e come concorda Quinn:  “Incarna gran parte delle caratteristiche tradizionali dell’essere mormoni”. Questo credo si inserisce perfettamente nella tradizione repubblicana dove individualismo e iniziativa imprenditoriale liberi da vincoli statali e senza vincoli burocratici sono alla base di qualunque successo; dove le tasse sui più ricchi (cioè quelli che creano lavoro) devono rimanere basse in modo da favorire nuovi investimenti. Ed è proprio questa la linea (vaga) che Romney ha spinto come “sua” soluzione ai problemi economici di un’America dove la disoccupazione è ferma all’8,2 per cento (dati di agosto).

 

Il motivo per cui Romney riuscirebbe e Obama no? Come ha detto la moglie Ann: “Mitt conosce il business e sa creare posti di lavoro”. Attribuzione che non potrebbe sbandierare come invece sta facendo se l’ex governatore del Massachusetts non avesse per esempio  gestito le Olimpiadi invernali di Salt Lake City del 2002, un posto che a sua volta non avrebbe mai ottenuto se non fosse stato mormone e se l’Amministrazione della città  non si fosse affidata a lui. Gli ultimi sondaggi della società Gallup danno Obama ancora in leggero vantaggio rispetto a Mitt Romney, ma manca poco più di un mese  e una cosa è certa: i soldi che Romney è riuscito a raccogliere sono quasi il doppio rispetto al miliardo di dollari racimolato dalla campagna di Obama. Non tutti i donatori del candidato del “Grand Old Party” (GOP) ovviamente sono mormoni, ma la forza finanziaria e il network  che la chiesa di Salt Lake City è in grado di mettere in campo non possono essere sottovalutati. Se Mitt Romney arriverà fino alla Casa Bianca sarà anche grazie a tutto questo.

 

Questa inchiesta è originariamente uscita su: il Mondo

 

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