Tante chiacchiere per nulla. Il dibattito tra vice presidenti non cambierà nulla.

Biden dovrebbe agire da mastino per rimettere Obama in sella. Ma la performance farà poca differenza.
Round two. Difficile da credere, ma sembra che per Mitt Romney si sia aperto uno spiraglio versa la Casa Bianca. I sondaggi lo vedono in ascesa (alcuni, quello del Pew Research center, addirittura in vantaggio), la maggior parte degli americani (il 65 per cento, secondo una media delle diverse proiezioni) pensano che abbia vinto il primo dibattito presidenziale «senza alcun dubbio» e che sia finalmente riuscito a mostrare il suo lato moderato e pragmatico.

 
Domani (in serata, ora americana) è il turno del vice presidente Joe Biden e dell’aspirante secondo di Romney, Paul Ryan. Sarà importante, molto; ma non fondamentale. Perché la maggior parte degli americani ha già deciso chi votare e gli indipendenti hanno un comportamento troppo volatile perché il loro voto possa essere predetto con sicurezza. «In 24 giorni possono cambiare opinione più volte», racconta a Europa Tobe Berkovits, docente del Boston College e consulente della campagna elettorale di diversi congressmen democratici. Non solo. Adesso Obama gode del cosìddetto «vantaggio dell’aspettativa» che nello scorso dibattito ha aiutato Romney.
 
Infatti se prima di Denver una gran parte degli americani si aspettava un Obama accattivante, ora è l’opposto. La sconfitta del presidente, le conseguenti alte aspettative dei repubblicani e quelle basse dei democrat rendono il compito del titolare della Casa Bianca proporzionalmente più facile. I motivi dietro a questa regola sono facili da intuire: poche speranze favoriscono la sorpresa. E le sorprese piacciono a tutti. Ciò non toglie che Obama debba recuperare, essere più aggressivo e assolutamente evitare errori. Spiega in una conversazione con Europa Jeffrey Berry, docente di politica della Tufts University: «Quasi non riesco a credere che Obama abbia detto di essere d’accordo con Romney su Medicare (il welfare sanitario per gli over 65, ndr). Non lo è in nessun modo. Sulla questione i sondaggi hanno mostrato più volte che gli americani sono dalla sua. Il presidente deve battere su questo punto senza remore. Poi c’è la gaffe del 47 per cento di Romney. Obama non l’ha neanche menzionata. Dubito fosse tattica. È stato un errore».
 
Rincara la dose John Carroll, esperto di comunicazione della Boston University: «Il 16 ottobre (giorno del prossimo dibattito tra i candidati alla presidenza, a Long Island) Obama deve fare tre cose. La prima: ricreare la sua immagine. La seconda: attaccare Romney ma in modo garbato perché agli indipendenti la politica sfacciata non piace. Terzo: trovare l’equilibrio tra i primi due punti. E non è per nulla facile».
 
A rendere il compito del presidente ancora più delicato è il formato Town Hall con cui è organizzato il dibattito. Questa tradizione americana (nata nelle piccole città dove tutti gli abitanti potevano andare in comune) prevede che il pubblico sia presente e partecipe al dibattito. Possa fare domande, reagire, mettere i candidati in soggezione. È dunque difficile per gli strateghi capire esattamente cosa succederà. Gli scenari da prevedere, provare e riprovare sono troppi.Cosa può fare Obama? Deve creare una nuova narrativa, una che abbia risonanza sui media e sia stimolo per titoli di apertura di giornali e quotidiani fino al terzo dibattito presidenziale. «Nel 2008 Obama ha fatto della sua storia personale il punto di forza. Adesso deve puntare su una narrativa capace di instillare fiducia – spiega Carroll –. Se la settimana scorsa un alieno fosse giunto sulla terra avrebbe pensato che Obama era lo sfidante e Romney il presidente».
 
È una questione di confidenza proiettata. A questa tornata più che mai agli americani importa dell’economia. E venerdì i nuovi dati sul lavoro pubblicati dal dipartimento del Labour Statistics hanno dato notizie positive per la prima volta da quando Obama siede nell’Ufficio ovale. Il tasso di disoccupazione è sceso al 7,8 per cento (dal precedente 8,1 per cento), un risultato che il presidente potrà usare per svuotare le rivendicazioni di esperienza nel mondo del business di Romney. E anche Wall Street sembra voler dare una mano, con l’indice S&P in crescita di quasi il 15 per cento da inizio anno. Secondo FiveThirtyEight, il blog del New York Times che calcola la percentuale di vittoria dei candidati, le chance di Obama sono comunque ancora al 74,8 per cento anche se il consenso generale (l’America voto per stati) è sceso a 50,8 per cento, quando quattro giorni prima era al 52,2 per cento. Un brutto colpo per Obama e uno spiraglio per Romney senza però che tutto sia radicalmente cambiato. Come invece, troppo spesso, è stato detto e scritto. 


Questo articolo è apparso originariamente su. Europa

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...