Quando la crescita del Pil non garantisce il benessere

 
 
un riferimento alle politiche del Bhutan che mettono felicita’ sopra Pil (foto via @Wikipedia)
 
Crescita del Pil e aumento del benessere non sono sinonimi. Se erano in molti ad averlo già intuito, un  nuovo studio condotto da Eugenio Proto, docente di di economia all’università di Warwick nel Regno Unito, insieme al collega Aldo Rustichini dell’università del Minessota, sostiene, dati alla mano, l’esistenza di un livello massimo oltre al quale Pil pro capite e livello complessivo di felicità in una società tendono a divergere: 28 mila euro circa.

Una caratteristica che e’ propria dei paesi industrializzati dove le economie sono in fase avanzata. I motivi alla base di questo fenomeno sono numerosi. Tra i più importanti e’ da considerare il fatto che il Pil pro capite rappresenta una di quelle variabili che gli economisti definiscono “di posizione”, ovvero un indicatore il cui valore dipende da quanto altri posseggono di quello stesso bene di cui si vuole misurare la media.

 

I risultati dello studio, come enfatizza Proto a Il Mondo, “non hanno come implicazione quella che i governi non dovrebbero promuovere la crescita economica intesa come aumento del Pil”; piuttosto quella di enfatizzare il benessere sociale come variabili fondamentale “per le decisioni governative di lungo periodo e come elemento su cui fondare le linee guida per riforme strutturali”. Ma cosa significa tutto questo esattamente? Prendiamo il caso dell’Italia. Se una politica volta a limitare il Pil pro capite potrebbe condurre ad un maggior livello di felicità tra la popolazione  questo non significa che il governo non deve affrontare la disoccupazione (“questa deve assolutamente essere combattuta”, ci tiene ad enfatizzare Proto).

 

Piuttosto i politici in carica utilizzando le evidenze empiriche dello studio dovrebbero concepire politiche volte a ridurre le diseguaglianze economiche, a favorire l’inclusione e la mobilità sociale. Qualche governo – quello americano e quello del Regno Unito – hanno già creato gruppi di studio volti ad approfondire le idee dietro lo studio di Proto e Rustichini. Fino a oggi nulla ancora e’ stato fatto ma e’ auspicabile che le basi scientifiche del nuovo studio rappresentino un input importante per cambiamenti in positivo.

 

Questo articolo e’ stato scritto per Il Mondo

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