Recensione di un happening (qualunque)

Arturo Cirillo al Teatro Mercadante di Napoli (foto via @Quartaparetepress)

Arturo Cirillo al Teatro Mercadante di Napoli (foto via @Quartaparetepress)

 

Sono un borghese. Sono soltanto un fottuto borghese; un borghese chiuso in un mondo borghese. Gli unici amici non borghesi che ho sono quelli prima appartenenti ad una classe subalterna riusciti poi, per gli sforzi dei genitori e raramente da soli, a diventare borghesi. 

Ed io, come borghese, penso a tutto lo sforzo che hanno fatto e sono contento che siano riusciti a diventare borghesi perché so apprezzare lo sforzo individuale e sono convinto che la meritocrazia funzioni e sia cosa buona e giusta. Sono cosi fottutamente borghese da non essere capace a uscire dalle scatole prefabbricata in cui vivo e a dire a me stesso – ma davvero, non solo per buonismo di facciata – che la meritocrazie e’ cosa buona e giusta solamente perché funziona per me, perché i miei genitori sono borghesi, perché avevano e hanno soldi, perché mi hanno mandato a studiare in Inghilterra, perché ho fatto l’università fighetta e perché i rapporti di potere all’interno del conflitto della meritocrazia sono dalla mia parte in quanto privilegiato e che in verità la meritocrazie mantiene lo status quo. Sono così borghese da fare il giornalista, il lavoro più borghese e finto riformista del nostro marcio paese, la felice isola dell’ignava di chi vuole criticare il potere e comunque averne per se, di chi non vuole rifiutare il sistema perché innamorato dei suoi benefici, di chi il potere lo vuole ma non lo dice ad alta voce e di chi vuole essere parte del sistema e allo tempo criticarlo. Sono così fottutamente borghese che un’estetica diversa dalla mia riesco a guardarlo soltanto dietro una lente antropologica, soltanto quando l’Altro e’ studiato o estetizzato in emozione e consumo, quando quella persona altra da me e’ usata come strumento e non come fine in se stesso.

Perché sono borghese fin dalla nascita; perché mio padre lavorava in finanza ed e’ un milionario; perché mia madre e lavorava nella moda e adesso non lavora; perché mio padre ha sposato una donna straniera; perché la villa in cui sono cresciuto ha il soprannome di mia madre; perché mio nonno era a capo di una grossa banca; perche mio nonno ha sposato una donna straniera; perché quella donna viene da una famiglia di milionari e non ha mai lavorato in vita sua; perché i suoi genitori era ricchissimi; perché i suoi genitori hanno una casa che vale otto milioni di dollari; perché mio altro nonno era il direttore del Sole 24 Ore e il vice direttore de il Corriere della Sera.

Perché vengo da  un paese borghese e perché nella disperazione del sentirmi borghese già penso che quello che sto scrivendo lo metterò sul blog sperando che qualcuno lo leggerà e a qualcuno piacerà e che farà parlare di me e porterà un po’ di miserabile fama. Perché sono così borghese da non saper parlare altro che di me, me stesso e dei miei problemi. Perché una donna una poetessa russa, mi ha appena chiesto qualche ora fa se sono un’artista e invece di riderle in faccia e mettermi a urlare “ma che cazzo di domanda e’/” o fatto il gradevole dicendo che “no, no, io? Non ne sono all’altezza. Lei invece, di cosa si occupa?” ; perché ormai tutte le pubblicità sono incentrate su un soggetto che esprime la sua individualità’ e io pur sapendolo acquisto gli oggetti rappresentati in queste pubblicità, perché sto per andare a Berlino la città della classe media con aspirazione creative dove i borghesi fanno finta di non essere borghesi e non riesco a rifiutarlo. Perché sono soltanto capace di innamorami di donne borghesi uguali a me; perché con la mia ex ragazza e’ finita perché non parlavamo la stessa lingua: io quella borghese e lei quella della classe subalterna. Perché a causa di questo non ci capivamo e perché non ho fatto alcuno sforzo all’infuori del mio mondo prefabbricato. Perché era lei che doveva sforzarsi a raggiungere il mio stato borghese. Perché mi faceva arrabbiare il fatto che si rifiutasse di farlo. Perché non l’ho mai ammesso, ma in verità ho paura del diverso a parte se questo diverso e’ estetizzato, e’ una storia da raccontare. Sono così fottutamente borghese da far finta di essere arrabbiato della scomparsa della classe media quando in verità non mi preoccupa, perché leggo gli articoli su Piketty, perché sono stato a Occupy senza capire davvero quanto stava accadendo, perché Occupy per me e’ stata soltanto un’esperienza. Perché adesso andrò ad una cena di borghesi e’ racconterò’ di essermi seduto su una strada sporca e trafficata di Beirut e di aver scritto questo cose. Perche’ tanto agli happening ci tornero’ sempre e i bar di periferia dopo venti minuti mi rendono triste.

 

Beirut, giugno, 2014

L’happening da cui sono scaturiti questi pensieri e’ stato questo 

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