Piccola guida non convenzionale a Beirut

Torino Express, il bar preferito da Capossela a Beirut (foto via @ travelmind-idilka.blogspot.com)

Torino Express, il bar preferito da Capossela a Beirut (foto via @ travelmind-idilka.blogspot.com)

Beirut ha sempre affascinato. Per il suo essere centro-nevralgico di imponenti lotte geo-politiche, per essere la “Parigi del medio oriente”, la “svizzera del mondo arabo”, aver attraversato 15 anni di devastante guerra civile, essere il paese dov’e’ nato e risiede Hezbollah, il gruppo radicale sciita, ma anche per la sua fama di città dove si fa sempre festa di feste e notti finite all’alba. 

A Beirut c’e’ di tutto, soprattutto quando si parla di lusso ed eccesso. Una città alternativa però esiste e quella che inizia nel prossimo paragrafo e’ una piccola guida a questo aspetto della capitale libanese. Si comincia da Hamra, l’unico quartiere di Beirut dove, fianco a fianco, convivono musulmani e cristiani e il vero cuore della città. Qui, dal 1935, ha sede Cafe’ Younes, uno dei più vecchi caffè della città.  Di Cafe’Younes oggi ce ne sono tre, ma soltanto uno tra questi ha mantenuto la sua essenza originale: prezzi bassi per tutti, file di anziani intenti a giocare a backgammon, sacchi di chicchi di caffè da macinare su ogni angolo, artisti e intellettuali intenti a discutere sorseggiando lenti una tazzina. Poco distante Ta Marbuta, uno dei ristoranti più conosciuti e apprezzati del quartiere. Qui viene servita cucina libanese innaffiata dalla birra locale Almaza e dall’arak (liquore d’anice) per una decina di euro a testa. L’atmosfera e’ divertente e rilassata: si può giocare a backgammon o a carte, c’e’ una piccola libreria e spesso, il fine settimana soprattutto, ci sono gruppi di musica dal vivo. Verso la fine di Hamra, piu’ verso il centro, a pochi passi da quella che viene chiamata Burj al Murr, c’e’ l’unica casa occupata della città. Ghassem, la mente dietro a Mansion, tre anni fa ha convinto il proprietario a cedergli il vecchio palazzo in stile libanese dove oggi sono ospiti artisti, gruppi di attivisti, performance, concerti e proiezioni. Il vecchio palazzo e’ aperto a tutti, ma se in programma non c’e’ nulla, la casa e’ solo una spazio di lavoro per diversi gruppi. Meglio dunque controllare prima il programma. Dirimpetto ad Hamra, dall’altra parte del centro città, nel primo est comincia Gemmayze. Fino a qualche anno fa era il quartiere più di moda della capitale, dove vivevano artisti e creativi, ma oggi, colpa la sua popolarità il quartiere si e’snaturato. Rimangono comunque alcune eccezioni: prima e’ il Torino Express, bar storico di Beirut e, leggenda vuole, l’unico aperto durante il conflitto del 2006 tra Israele ed Hezbollah. Altra leggenda che circola sul bar vuole che il “Torino” sia stato chiamato così in onore del luogo dove il proprietario, Andreas, ha perso la sua verginità: su un treno espresso da Torino verso la Francia. Vinicio Capossela in tour a Beirut e portato al “Torino” per una bevuta ha commentato: “Davvero bello”. Non lontano c’e’ un’atra piccola gemma di Gemmayze: Demo. Qui, infra-settimanale, suonano i migliori dj alternativi di Beirut tra cui Jessika Khazrik e Khodor Ellaik ele serate finiscono spesso a ballo sui tavoli. Due strade più in giù, verso il mediteranno, c’e’ Dawawine, uno libreria/cineteca ad ingresso libero gestito da una vecchia nobile settant’enne e sua figlia dove chiunque può leggere/studiare/mangiare e prendere parte alle proiezioni, esibizione e presentazioni. E ancora, non lontano, per mangiare libanese ci sono i Saifi Urban Gardens, un ristorane nascosto dove a poco prezzo (dieci euro a testa con birra) si mangia, si può ascoltare musica dal vivo e fumare narghile. Unica condizione: essere preparati ad una calca di persone sudate ed eccitate. Ad est di Gemmayze inizia Mar Michael, il nuovo quartiere in voga dove si sono rifugiati artisti e creativi. Qui i bar, i ristoranti e le organizzazioni sono numerose: il più famoso tra i bar e’ forse Radio Beirut dove ogni sera ce’ musica dal vivo (dal rap alla musica araba classica). Appena dietro l’angoloNasawiya, un caffè/libreria/sala proiezioni gestito da una NGO femminista che utilizza lo spazio come quartier generale della lotta per i diritti delle donne. Ancora più verso l’est, a Jisr El Wati, zona appena dietro Mar Michael, il Beirut Art Center, uno spazio espositivo in cui mostre ed eventi si susseguono con cadenza regolare e Ashkal Alwan, l’associazione delle arti plastiche del libano dove si può studiare e leggere e dove ogni giorno ci sono proiezioni, lezioni o discussioni. Tutto gratuito.

Questo articolo e’ uscito su Pagina99

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