La storia di Annalisa Taddei

 

Annalisa Taddei nel suo studio di Marina di Pisa (foto dell'autore)dell'autore)

Annalisa Taddei nel suo studio di Marina di Pisa (foto dell’autore)dell’autore)

Annalisa Taddei è una bear-maker, l’unica in Italia e tra le più riconosciute a livello internazionale. Nel suo laboratorio a Marina di Pisa, provincia del capoluogo toscano, dove Vanity Fair è andata a incontrarla, lavora alle sue creazioni circondata dai suoi orsi e da decine di premi e riconoscimenti. 

Il mondo dei bear-makers è poco conosciuto in Italia, ma all’estero, racconta Annalisa, soprattutto nel nord Europa e America, attrae migliaia e migliaia di persone. “In Germania, per farti un esempio, anche la più piccola delle cittadine ospita ogni anno un’esposizione di teddy-bears, mentre a Londra, alla fiera di Kensington Palace, la più importante d’Europa, partecipano sempre migliaia di persone e centinaia di espositori”. Annalisa ha scoperto questo mondo nel 2007, quasi per caso.  “Un giorno – racconta – mentre navigavo su Internet mi sono ritrovata su un sito in cui si parlava di teddy-bears e bear-makers. E’ stato un attimo. Mi sono subito appassionata e dopo un paio di ore trascorse a leggere mi sono chiesta: ‘Se riescono loro per quale motivo non potrei farlo anche io?’”. Ed e’ così, senza farsi troppe domande, da autodidatta, che Annalisa ha iniziato a seguire tutorial on-line e a studiare diverse riviste specializzate. L’inizio non e’ stato facile perché fabbricare un teddy-bear a mano è molto più difficile di quanto non possa inizialmente apparire. Con il tempo però, forte di una manualità acquisita realizzando per hobby candele artigianali e composizioni secche, Annalisa ha perfezionato la tecnica in tutti i suoi dettagli. “Per completare un teddy-bear  – racconta – bisogna, a volte, passare fino a sessanta ore a lavorare chini con l’ago e il filo”. Il primo passo del lungo processo e’ trovare i materiali, la maggior parte dei quali non sono reperibili in Italia; il secondo è cucire le diverse parti (il corpo, le braccia, le gambe, le zampe) come singole entità a se stanti e infine – parte più difficile – dare un’anima e una personalità al teddy-bear. “Ogni pezzo deve essere come un quadro: a suo modo unico – spiega Annalisa – ed è per questo che lo sguardo di ogni orso deve essere in grado di raccontare qualcosa e suscitare delle emozioni”. Oggi, sette anni dopo quel debutto quasi casuale, le creazioni dell’artista pisana sono vendute a un prezzo compreso tra i 150 e i 500 dollari. “Ogni anno quando vado a Londra per esporre alla fiera di Kensington viene a trovarmi, tra gli altri, sempre lo stesso cliente americano. Ormai e’ un affezionato delle mie creazioni”, aggiunge senza riuscire a nascondere un largo sorriso. Alla domanda sui progetti per il futuro la risposta di Annalisa e’ decisa: “Migliorare, migliorare sempre”. Stando al numero dei premi e dei riconoscimenti ordinati sulla mensola del laboratorio la bear-maker toscana sembra sulla giusta strada per  arrivare all’obiettivo. La speranza e’che nel farlo susciterà altro interesse – e passione, forse – per un settore ancora poco conosciuto in Italia ma alla portata della tradizione artigiana del nostro paese.

Questo articolo e’ stato scritto per Vanity Fair

 

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